Parlando di investimenti immobiliari industriali, Jones Lang LaSalle spiega che i mercati di Gran Bretagna, Germania e Francia continuano ad essere i più attivi, registrando quasi €1.2 mld, circa l’80% del totale europeo. Ma mentre in Germania nel Q1 2012 i volumi sono aumentati grazie alla vendita del portafoglio già citata, rispetto al primo trimestre del 2011 le transazioni sono diminuite del 16% in Gran Bretagna, dove hanno raggiunto quota €715 mln, e di quasi il 50% in Francia, €115 mln. La crescita maggiore a livello annuale è stata registrata in Polonia, dove si sono investiti circa €100 mln nel Q1 2012, quasi il 40% in più rispetto al primo trimestre del 2011, anche in questo caso grazie alla vendita del portafoglio logistico. Dopo un 2011 vivace, nel Q1 2012 gli investimenti immobiliari industriali hanno bruscamente rallentato in tutta l’area CEE e in Russia, mentre la Polonia è il solo Paese che ad oggi risulta attivo e registra transazioni.
«Le opportunità prime nell’area CEE e in Russia continuano ad essere limitate. Dopo il forte livello di attività registrato lo scorso anno, solo un piccolo numero di asset industriali di appeal internazionale è rimasto sul mercato. Di conseguenza per l’intero 2012 ci aspettiamo di osservare volumi di investimento più bassi nell’area, nonostante gli investitori stiano continuando attivamente a cercare opportunità, per massimizzare rendimenti e fondamentali di mercato positivi» dice Penny Hacking. Negli altri mercati, l’attività di investimento nel settore industriale è rimasta contenuta. I volumi sono scesi dell’85% a livello annuale nel Benelux e del 72% nei Paesi Nordici. Le aree più a sud (Italia, Portogallo e Spagna) hanno registrato un calo delle transazioni lievemente meno marcato, -53%, grazie all’aumento del 7% osservato in Italia, pur basato su volumi molto bassi. Le transazioni cross border sono scese al 52% nel Q1 2012, rispetto al 65% complessivo del 2011.
Nonostante ciò, con circa €500 mln, i capitali internazionali rimangono la risorsa più forte e registrano un terzo del volume totale, seguiti a breve distanza dagli investitori inglesi.
«La frenata delle transazioni cross border si deve ad una combinazione di fattori: scarsa propensione al rischio, poco prodotto istituzionale prime sul mercato e finanziamenti limitati. Di conseguenza, gli investitori esaminano le opportunità sempre più attentamente prima di prendere una decisione e, in particolare, i capitali internazionali sono attualmente concentrati sui mercati core più liquidi, percepiti come meno rischiosi» sottolinea Alexandra Tornow, responsabile del dipartimento EMEA Logistics and Industrial Research di Jones Lang LaSalle.